Barzagli si racconta, dall’esordio all’addio: “Mi sono reso conto di aver fatto qualcosa di importante per la Juve”

BARZAGLI JUVENTUS – Andrea Barzagli ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di JTV: ecco le sue dichiarazioni.

PRIMO INCONTRO CON TORINO – “Sono arrivato la sera tardi all’aeroporto, con mia moglie e mio figlio. Poi sono andato a dormire e la mattina mi sono svegliato per le visite mediche. Lei è andata a fare una passeggiata in centro con Mattia e mi ha detto: “Bellissimo, bellissimo”. Torino per un calciatore è una città perfetta, soprattutto per uno della Juventus. Perché è piccola, viviamo quasi tutti in centro e ormai è abitudine vedere calciatori in centro. Non ti dà fastidio nessuno, a parte nei weekend lì ti possono massacrare di foto”. 

JUVENTUS – “Nasce perché il nostro direttore Paratici non so come mai, veniva a vedermi a Wolfsburg. Mi ha svoltato la vita e la carriera. Nel senso che, ho sempre sognato una grande squadra, ci ho sperato dopo il Mondiale, non si è realizzato perché le grandi squadre erano attrezatissime e poi ho scelto di andare in Germania. Lì ho vinto uno scudetto incredibile, il Wolfsburg non aveva mai vinto niente nella sua storia. Poi è arrivata la Juve e io ho detto subito di sì. Con lo Stadium, 6 mesi dopo, lì è cambiato tutto. I risultati, le vittorie fanno la differenza per crescere, però l’inaugurazione ci ha fatto provare cosa vuol dire essere alla Juventus. Poi il primo scudetto ci ha lanciato, con la bravura del presidente, del club, del marketing, che hanno fatto cose straordinarie per arrivare a giocatori importanti, come l’ultimo Cristiano Ronaldo”. 

PRIMO INCONTRO CON AGNELLI –  “Non ricordo se l’ho incontrato allo stadio o in sede, puoddarsi in sede. C’è stata ammirazione, poi vedere un ragazzo giovane – non molto più vecchio di me – però per l’importanza che ha iniziare a fare il presidente della Juve a 37-38 anni è una grande responsabilità. Nel vecchio stadio sono andato a vedere la prima partita di Coppa Italia, ho conosciuto i miei compagni al volo e ho salutato che conoscevo. Era una Juventus che veniva dalla Serie B, da dei campionati fatti bene ma non era la Juve che ricordavano in molti. Vedere la Juventus che arrivava settima, ottava non era il massimo”. 

DELNERI – “C’era quando sono arrivato a gennaio. E’ stato uno degli allenatori più influenti della mia carriera, perché mi ha fatto debuttare in Serie A, mi ha fatto fare un campionato intero, e ha dato il consenso per prendermi, quindi più importante di così. E’ una bravissima persona ed è stato uno di quelli che ha dato il via a una difesa a zona, alta e aggressiva”.

ESORDIO – “Contro il Palermo? Abbiamo perso 1-0. Sono tornato, abbiamo perso e mi sono preso pure qualche fischio. Male. Ho detto: iniziamo bene”. 

CONTRO L’INTER – “Fu una bella partita quella, per il clima che si respirava. Nonostante non fossimo posizionati bene in classifica, non stavamo facendo bene ma le sfide con l’Inter erano sempre sentite. Quindi stadio pieno, una partita molto bella, sentita, tirata”.

VECCHIO OLIMPICO DI TORINO – “Ti porti sempre qualcosa dietro. La sconfitta col Milan, quella col Catania, una gara che racchiude cosa è stato quell’anno lì. Anni tosti, anche mentalmente per noi giocatori, la senti la pressione che c’è alla Juventus, quando in altre squadre perdi non senti la pressione che c’è quando sei alla Juventus, con i titoli dei giornali, le trasmissioni”. 

LE PAGELLE –  “Più cresci e più eviti. Quando giocavo bene le guardavo, quando giocavo male no. Devi cercare di estraniarti anche se non è facile perché in Italia si vive di pallone. Anche se io sono sempre stato ottimista, ogni tanto anche io mi faccio prendere da piccoli sconforti. Due anni fa, quando abbiamo perso con il Napoli. Arrivo ad allenamento e c’erano un po’ di facce tristi. Ho guardato 4 o 5 di noi e ho detto: ‘Mamma mia, abbiamo perso il campionato’. E tutti: ‘Basta, ma che dici’. Io lo dissi in parte per motivare tutti, in parte perché lo pensavo. Ho dato una piccola scossa”.

BBBC – “Si con Giorgio terzino, giocavamo a quattro. Dopo è nato tutto dalla partita con il Napoli in trasferta. Conte ha avuto l’idea di schierare il 3-5-2, stesso modulo loro. Da lì c’è stato tanto lavoro dietro, tutta la settimana avevamo fatto questo lavoro, io avevo giocato poco a tre, Giorgio uguale, Leo aveva giocato sempre a quattro. Poi si sono incastrate tante cose e per Bonucci era il modulo perfetto mentre io e Chiellini eravamo più marcatori, avendo le spalle più coperte. I meccanismi delle prime partite non sono stati facili, da lì in poi i risultati e le prestazioni ti danno fiducia e siamo diventati una corazzata, in Italia abbiamo fatto tanto, anche in Europa e poi lo abbiamo portato in Europa. Per anni abbiamo fatto veramente bene, abbiamo fatto partite concedendo poco all’avversario, eravamo dei mastini per interrompere subito l’azione”. 

CONTE – “Sono arrivati dei giocatori straordinari, avere un Pirlo ti sposta gli equilibri. Avere un Buffon a pieno delle sue forze, perché aveva avuto degli infortuni, era arrivato Vucinic, Vidal, la squadra si stava formando, non si sapeva del potenziale della squadra. C’erano delle difficoltà nelle amichevoli ma appena abbiamo cominciato abbiamo fatto vedere che eravamo una squadra cazzuta, eravamo tosti, correvamo”. 

SCUDETTI – “​​​​​​​La cosa straordinaria è rivincere. In otto anni vuoi o non vuoi lo toppi un campionato, noi ci siamo andati vicini nel quinto anno dove siamo partiti male, quello dove abbiamo perso col Napoli e abbiamo rischiato di perderlo alla fine, ma vincendone otto crei una mentalità incredibile”. 

PIRLO – “La sua più grande intelligenza è che quando capiva di essere marcato si spostava apposta per crearti gli spazi. Ti dava linea di passaggi e questa non è una cosa scontata”.

SPOGLIATOIO – “Ho visto sempre grande rispetto in questo spogliatoio ed è questo che ha fatto la differenza. Mi ricordo tante volte anche dei ragazzi che sono andati via che hanno scritto delle cose. Il nostro spogliatoio è sempre stato così, è stata la nostra forza”. 

ALLENAMENTI – “Se non sei ad un top di intensità in allenamento non puoi arrivare ad un livello della partita, quindi devi spingere. Negli ultimi 5 mesi di Delneri, dove c’era meno tranquillità a causa dei risultati, ma sempre allenamenti di intensità. Con Conte i ritmi erano alti, con Allegri ci divertivamo di più e giocavamo di più con la palla. Ci vuole comunque sempre grande rispetto, poi ognuno può avere le sue idee come allenatore, se poi dovevo fare lo scemo, lo facevo. Poi noi difensori, non ci divertiamo mai, non ho fatto gol nemmeno agli allenamenti. Mai una gioia (ride, ndr)”. 

CONTINASSA – “E’ stata una cosa nuova. Quando cambi dopo 7 anni e mezzo ti fa tutto più strano. M ricordo che l’anno scorso non c’ero mai stato, mi è arrivato il messaggio e quando sono arrivato mi hanno fatto vedere tutto il centro ultra moderno, però fa strano lasciare Vinovo dopo 7 anni e mezzo. Ma siamo molto più avanti degli altri”. 

ADDIO – “Non pensavo ad un addio così. Mi aspettavo degli applausi, il mio momento di uscire. Il presidente e la squadra mi hanno fatto una sorpresa straordinaria prima dell’inizio della partita e io non lo sapevo. Ho passato la settimana tranquillo ma quella mattina mi sono svegliato ed ero agitatissimo, c’erano tutti i familiari, gli amici, sentivano tutti quella giornata. Poi dovevano consegnare la coppa a fine gara ed era una giornata fantastica, ho fatto una partita e non me la ricordo neanche. Quando sono uscito, mi sono sfogato col mister ma poi quando mi hanno chiamato sotto la curva mi sono davvero emozionato. Lo hanno fatto con Del Piero e Buffon ma loro sono giocatori storici. Sentirmi come loro mi ha fatto effetto: è stato un piacere e un onore. Giorno migliore non lo potevo immaginare. Mi sono reso conto di aver fatto qualcosa di importante”.

CONSEGNA DELLA MAGLIA AL MUSEO – Anche quello è stato splendido, non era scontato. Hai fatto il tuo lavoro, sei pagato per quello ma mi sono reso conto di aver fatto qualcosa di importante in questo club e essermelo riconosciuto è la cosa più bella”. 

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