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CAMORANESI JUVENTUS – La Juventus continua a tenere compagnia ai suoi tifosi trasmettendo ogni giorno interviste in diretta con alcuni grandi ex bianconeri. Quest’oggi, nella trasmissione “A casa con la Juve” è intervenuto Mauro German Camoranesi.

Camoranesi sul Coronavirus

“Nella mia famiglia tutto a posto, sto bene qua c’è il sole. È una novità svegliarmi a quest’ora. Coltivo la mia passione per la musica, arrivata dopo il calcio a 14-15 anni. L’ho scoperta con mia madre a casa, quando ero con lei perché ascoltava la radio sempre. In quel periodo lì, ho iniziato a sentire la musica con gli amici”.

Il rapporto con Trezeguet

“Io e lui eravamo compagni di stanza. Ci siamo divertiti da morire. Per sei mesi una volta non ci siamo parlati. Quando sono arrivato in squadra, vedevo i giocatori come stelle e mi mettevo nell’angolino e non parlavo con nessuno. Entravo nello spogliatoio, salutavo e aspettavo lì l’inizio dell’allenamento senza parlare. Ancora oggi ci sentiamo, parliamo. Quando ci preparavamo per la cena in ritiro era fantastico in stanza. L’ho scoperto con il tempo, mi sembrava avesse una faccia da str*** all’inizio, pensavo ‘Ma chi si crede di essere?’. Poi col tempo siamo rimasti amici”.

Gli anni alla Juventus: dalle multe al gol al Bologna

“Prendevo tante multe, e spero che il reparto dell’Ospedale a cui venivano devoluti i soldi porti il mio nome perché l’ho tirato su io (ride ndr). Arrivavo sempre in ritardo, nonostante mi svegliassi un’ora e mezza prima. Un giorno ero in macchina con mio padre che sfrecciavo in tangenziale e pensavo: ‘Ma com’è possibile che a trent’anni arrivo ancora in ritardo?’. Mio padre pensò che ero fuori di testa e mi disse che ce l’avevo nel sangue. Il gol al Bologna al 95′? Sono affezionato a questo gol perché era il mio primo anno e rappresentava lo spirito della Juve che dice di non mollare mai. Eravamo in corsa per il primo posto e quel gol ci diede la possibilità di rimanere in testa”.

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