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JUVENTUS PJANIC – Pjanic, centrocampista bosniaco della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Vanity Fair in cui ha parlato anche degli inizi e del suo rapporto con Allegri.

GLI INIZI – “La mia è una famiglia umile, senza idee strambe in testa: semplicemente, hanno rispettato le mie scelte. Compresa quella di andare a giocare al Metz, a tredici anni, nonostante ci fossero squadre più blasonate a volermi. I miei idoli erano i campioni bosniaci come Salihamidzic e volevo diventare come loro, far felice la mia gente. Quando ci siamo qualificati ai Mondiali, ho pianto per la felicità e l’orgoglio”.

BOSNIA – “Mio padre faceva il calciatore e girava il Paese. Ha capito per primo cosa stava per accadere, sentiva le tensioni, amici d’improvviso diventavano nemici, l’odio etnico negli stadi e nei villaggi. Ha preso due borse di plastica ed è partito, per prepararci il terreno”.

VITA PRIVATA – “Non è che me la goda poi tanto, sinceramente. Vivo attraverso il mio lavoro e attraverso mio figlio Edin, che ha sei anni, punto. La vita me la godrò quando avrò smesso col calcio”.

TOTTI E DE ROSSI – “Li ho sentiti e ne abbiamo parlato: sono dispiaciuti e loro stessi faticano a darsi una spiegazione. Totti ha voluto tirarsi fuori da una situazione che non gli stava bene, non s’identificava con le modalità di gestione del club, non era soddisfatto del ruolo ed era convinto di poter dare di più. Ma so che ci sta male. Quello che hanno fatto a De Rossi, poi, è davvero un mistero. Quando vedi partire i più bravi, anno dopo anno, ti fai delle domande. E alla fine ti stufi. Per Radja mi spiace, so che ragazzo e che calciatore è. Ma ogni tanto commette degli sbagli, è troppo diretto e troppo aperto, dovrebbe essere più intelligente e più discreto. Certo ha vissuto tutta la carriera così, e forse riesce a da- re il meglio di sé proprio in queste situazioni. Spero possa uscirne presto”.

ALLEGRI – “Con lui ho un gran rapporto, ci sentiamo spesso. Vuole solo riflettere un po’. E quando avrà deciso, non avrà problemi a trovare una grande squadra. Più che altro mi prende in giro, sostiene che appena arrivato dalla Roma non fossi in grado di fare passaggi più lunghi di cinque metri, e che se sono diventato un grande calciatore lo devo solo a lui. Ma quando sostiene d’essere stato il più forte centrocampista italiano della storia, a quel punto sono io a ridere”.

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