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PRANDELLI NAZIONALE INTERVISTA INTER JUVENTUS – L’ex ct della Nazionale Cesare Prandelli ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport, analizzando il momento vissuto da Cristiano Ronaldo. «La flessione? Sì, c’è, ma è fisiologica. I re del nostro mondo sono ancora lui e Messi», ha iniziato.

Le parole di Prandelli

Prandelli, che sta succedendo a Cristiano Ronaldo?
«Niente di particolare. Anche i campioni hanno il diritto di non essere sempre al 100%. Probabilmente ha qualche problemino fisico che lo sta condizionando, ma presto tornerà a marcare la sua diversità».

Sarri l’ha sostituito due volte nelle ultime due partite della Juventus. Allegri l’aveva tolto due volte in tutto il campionato, sempre dopo il gol del 3-0, in partite già decise. E’ un’inversione di tendenza?
«Sarri ha avuto le palle, perché ci vuole coraggio a togliere Cristiano; ma io la leggo anche così: è stato rispettoso nei confronti dei compagni di CR7. Non drammatizziamo: siamo di fronte ad una società forte, ad un allenatore deciso e ad un campione che ha già capito che tirare il fiato può essere un bene anche per lui».

Da quasi vent’anni Cristiano gioca con una continuità che altri fuoriclasse non hanno mai avuto.
«Questo conferma la sua eccezionalità di atleta. Io credo che i campioni pensino sempre di poter giocare 70 partite a stagione, ma anche se ne fa 50 non cambia poi molto: le farà sempre da numero uno».

La gestione di Cristiano tra Juventus e Portogallo rischia di incrinare qualche rapporto?
«Ma no, non direi. Anzi sono convinto che farà grandi partite in Nazionale, tornerà alla Juventus, chiederà di chiarirsi con i compagni e finirà così, con una pacca sulla spalla: i campioni ti fanno vincere questo non va mai dimenticato».

Capello dice che Cristiano non dribbla un avversario da tre anni.
«E’ un’esagerazione, non vedo questo declino, vedo anzi un giocatore pimpante che accusa una piccola flessione fisiologica».

Cosa la impressiona di Cristiano Ronaldo?
«Il fatto che a quasi 35 anni si alleni sempre al 100%, come testimonia chiunque abbia lavorato con lui».

Qual è la differenza di Cristiano?
«Si è costruito, ha creato un campione su un piedistallo già buono, ha voluto fortemente diventare quello che è».

Messi ha ricevuto un dono, Cristiano un’occasione.
«Sì, Messi ha una leggerezza di movimento e una naturalezza pazzesche, in ogni movimento di Cristiano si vedono invece il sacrificio, la dedizione, la fatica».

Tecnicamente cosa ha di speciale?
«La capacità di leggere sempre in anticipo le situazioni e una lucidità straordinaria in area».

Lei ha allenato tanti grandi giocatori, come si gestiscono quando la loro carriera sta naturalmente declinando?
«Con tutto il rispetto per i campioni con cui ho lavorato, Cristiano Ronaldo è una categoria sopra, non ho mai avuto un privilegio così grande».

La Juventus l’ha preso per vincere la Champions League. Quest’anno può essere la volta buona?
«La Champions è sempre un azzardo, devi arrivare in condizione alle partite decisive. Certo, la Juve di Sarri ha qualità e peso specifico per vincerla, a patto che non diventi un’ossessione».

Come giudica il lavoro svolto fin qui da Sarri?
«Eccellente, è stato molto intelligente. Non ha voluto stravolgere una cultura vincente, una tradizione, una squadra già fortissima. Piano piano si vedono le sue idee di gioco: la prima pressione, almeno per un’ora, i bianconeri la fanno; la costruzione nella metà campo avversaria pure».

Cosa sta dicendo di nuovo il nostro campionato?
«Di nuovo c’è una squadra come il Cagliari che ha saputo trasformare un problema – l’assenza di Pavoletti, che era decisivo negli schemi – in un’occasione. Bravo Maran, ha sempre lavorato bene, da Catania al Chievo, ora ha alzato l’asticella».

Cosa non le piace invece?
«Non mi piace chi segue le mode. La nuova moda è: si gioca palla a terra a partire dal portiere. Poi vai a vedere i dati e scopri che un’azione su dieci va a buon fine, e allora, a che serve costruire l’azione dal basso se non hai le doti di palleggio del City? E poi un’altra cosa: non si fanno più cross dal fondo, le squadre giocano a calcio balilla, si vuole andare in porta col pallone. Lo trovo eccessivo».

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